Per troppo tempo i giovani sono stati trascurati dalla politica, tanto di destra quanto di sinistra. Il loro disagio non nasce oggi: per anni si è manifestato anche attraverso l’emigrazione di tanti ragazzi preparati e qualificati, costretti a cercare all’estero quelle opportunità che il nostro Paese non sapeva offrire.
Un fenomeno a lungo sottovalutato, perché poco visibile all’opinione pubblica. Oggi, invece, il malessere assume forme più ampie e preoccupanti, alimentato dalla precarietà, dalla mancanza di prospettive, dall’incertezza sul futuro e da un contesto internazionale segnato da guerre e dal mancato rispetto della dignità umana.
Ad aggravare la rabbia dei ragazzi si aggiunge la condizione di tanti giovani definiti di “seconda generazione” che, pur essendo cresciuti in Italia, si sentono emarginati a causa delle proprie origini. Quando un ragazzo non si sente riconosciuto dalla società, fatica a sviluppare quel senso di appartenenza indispensabile per guardare al futuro con fiducia.
È proprio qui che il disagio giovanile incontra una delle sue sfide più importanti: la capacità della società di offrire a tutti i ragazzi luoghi di ascolto, relazioni positive e concrete possibilità di crescita.
In questo contesto la scuola è il primo grande presidio educativo e sociale dopo la famiglia. Non può risolvere da sola tutti i problemi dei giovani, ma può svolgere un ruolo decisivo nell’intercettare le difficoltà, contrastare l’isolamento, prevenire l’abbandono scolastico e impedire che le differenze economiche, culturali o familiari diventino motivo di esclusione.
Un ragazzo che vive una situazione di disagio non ha bisogno soltanto di acquisire competenze: ha bisogno di essere ascoltato, riconosciuto e messo nelle condizioni di scoprire le proprie capacità.
La scuola deve essere il luogo in cui ciascuno possa sentirsi parte di una comunità, imparare il rispetto reciproco e trovare adulti preparati capaci di accompagnarlo nella crescita.
La scuola deve formare persone libere, capaci di pensare criticamente, confrontarsi con idee diverse e riconoscere i valori della democrazia. È attraverso l’educazione che si contrastano pregiudizi, intolleranza e quei messaggi che trasformano le paure in odio e le difficoltà in contrapposizione.
Per questo non ci si può limitare a chiedere agli insegnanti di affrontare situazioni sempre più complesse senza fornire loro strumenti adeguati. Occorrono investimenti negli edifici, nei laboratori e nelle attrezzature, per un concreto risultato educativo e di orientamento in piena collaborazione con le famiglie e i servizi del territorio.
È indispensabile valorizzare la professionalità degli insegnanti, garantire opportunità di formazione continua e riconoscergli una retribuzione adeguata alla loro responsabilità..
Di fronte a problemi così complessi, una parte della classe politica ha preferito inseguire il consenso attraverso slogan e soluzioni semplicistiche, anziché investire nella formazione e nell’inclusione.
Pur se il disagio delle nuove generazioni è tangibile non può essere tollerato ogni e qualsiasi forma di violenza. Le giuste rivendicazioni dei giovani non devono essere compromesse da chi sceglie l’intimidazione o la distruzione. La protesta acquista forza quando si esprime attraverso idee, partecipazione e confronto democratico.
Persona e Lavoro guarda ai giovani con fiducia perché non li considera un problema da contenere, ma una risorsa fondamentale per rinnovare una società troppo spesso prigioniera di vecchi schemi, interessi consolidati e logiche di potere ormai stantie.
Ai ragazzi devono essere offerte opportunità reali di ascolto e data fiducia. Non possiamo chiedere loro di credere nel futuro se non si è disposti a investire nel loro presente.
Siamo convinti che le nuove generazioni possano portare una ventata di aria nuova in un ambiente politico e sociale che ha bisogno di rinnovarsi profondamente. Agli adulti spetta la responsabilità di ascoltarli e accompagnarli verso il futuro senza spegnerne le aspirazioni.
Il futuro non si costruisce contro i giovani, ma insieme a loro. Investire nella scuola è il primo passo per trasformare il loro disagio in fiducia, partecipazione e speranza.
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